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Nel vasto e articolato contesto dell'arte contemporanea, all'interno del quale assistiamo così frequentemente al rapido nascere e morire di correnti l'una in competizione con l'altra, o addirittura all'affermarsi di mode effimere, di successi ottenuti sulla spinta dei mercanti d'arte con lancio pubblicitario, in questo contesto confuso e frastornante, ove i pochi artisti autentici sono spesso sommersi dai mestieranti, Luigi Rainone occupa una posizione personale e indipendente. Non
certo nel senso che, provincialmente, operi ignorando i principali
indirizzi pittorici della nostra epoca: egli, anzi, ha maturato se stesso
attraverso continui contatti con il mondo che ci circonda, con scambi di
idee, letture, visioni di oggetti, di ambienti, di opere d'arte e così
via. Ma questo, in Rainone, non è diventato la somma meccanica delle
conoscenze; tutto è sedimentato formandolo e determinando un modo di
pensare, una concezione, un linguaggio. |
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Così,
per esempio, sono visibili, nei suoi quadri, elementi che nascono dal
surrealismo: non tanto pensando al primo surrealismo, quanto a ciò che
quella avanguardia storica ha lasciato in eredità e che perdura tuttora;
non, quindi, l'espressione dell' "io" seguendo soltanto
l'automatismo psichico, ma, piuttosto, l'estraniamento dell'oggetto dal
suo contesto, in modo da creare un'inquietudine, un'insicurezza, un
senso di angoscia, corrispondenti alla realtà interiore dell'uomo
moderno. Oppure
è riscontrabile, nel linguaggio di Rainone, un rapporto con
l'iperrealismo, quasi ricercando il "vero più vero del vero" al
punto da raggiungere l'astrazione, costringendoci all'analisi minuziosa
di ciò che vediamo, invece che condurci alla sintesi come siamo abituati
a fare. Ma in Rainone non c'è l'astrazione allucinata di certo
iperrealismo americano in cui il vero riprodotto scrupolosamente appare
lontano da noi, eternamente bloccato, come se tutto si fosse
improvvisamente arrestato. In
lui, piuttosto, l'isolamento dell'oggetto fa in modo che la nostra
attenzione Come
il volto di un uomo anziano rivela in ogni ruga le traversie della vita,
le poche vittorie e le molte sconfitte, le gioie e i dolori, ed è perciò
molto più significante del volto, obiettivamente più bello, di un
giovane, così ogni oggetto usato ha in sé una carica espressiva non
riscontrabile in quello nuovo. Che è, poi, la ragione del fascino
esercitato nell'uomo moderno da ciò che è antico e che, attraverso gli
anni, è riuscito a giungere a noi; e non parlo soltanto dell'opera
d'arte; parlo, e soprattutto, di qualsiasi oggetto o frammento di altri
tempi: un bucchero etrusco, l'ansa di un'anfora oneraria romana, una
lucernina in terracotta dei primi secoli cristiani, un raschietto del
'700. Soltanto per essere riuscito a sopravvivere finora alla
distruzione che il tempo opera inesorabilmente, quell'oggetto, pur minore,
acquista per noi un interesse particolare, perché, nelle deformazioni che
l'uso gli ha fatto subire, è testimone muto, ma non per questo meno
eloquente, dei tanti casi della vita umana ai quali ha assistito, casi che
non conosciamo ma che intuiamo pensando ai nostri stessi eventi. Al
tempo stesso la visione del passato ci da la coscienza del presente e ci
fa sentire il futuro in quella continuità; e in. quel rinnovarsi perpetuo
che è la sintesi della vita. Questo,
mi sembra, vuole dire anche il Rainone in alcune frasi dettate in
occasione di una sua mostra, frasi che assumono il significato di una
poetica: "II tempo è effetto dentro le cose. È segnato nel
paesaggio e sotto i vestiti, sul cuscino...
e nei capelli... Case corrose.
Pareti imbiancate poi stinte da tangenze di corpi, da dita sporche e
sudate, da aliti umidi come nebbia... Struggenti le storie che le hanno
segnate." Tutto
ciò, tuttavia, per quanto profondo ne sia il significato, potrebbe non
essere ancora opera d'arte, potrebbe essere soltanto
"letteratura", per usare un termine caro a Picasso. Per questa ragione parlavo, all'inizio, della pregnanza del linguaggio del Rainone. I contenuti scaturiscono dalla lucida presentazione della realtà, senza aggiunte, senza forzatura. Il realismo del Rainone, mutati i tempi e i temi, presenta,
come Caravaggio (e forse non a caso un quadro del
'86 è intitolato "La frutta di Caravaggio è ancora
matura"), le cose come sono: esse parlano da sole. Ciò non significa
la rappresentazione indifferenziata della realtà senza che il pittore
operi una scelta, lasciando allo spettatore il compito di capirla; non
significa la tradizionale "arte imitazione della natura". Al
contrario, il Rainone "vede" la realtà e ce ne presenta il
significato, enucleando un oggetto da un altro o addirittura un
particolare da un altro. Invece che dare alle cose uno sguardo d'insieme
frettoloso, indugia su di esse e sui loro dettagli con lucida determinazione,
ingrandendoli e trasformandoli, da poveri oggetti consunti e abbandonati,
in protagonisti. Essi narrano così la propria storia, che è poi la
storia degli uomini - anonimi come
quelli oggetti - che hanno vissuto
insieme a loro.
Piero Adorno firenze,
8 giugno 1991
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