poesia del silenzio

 

       poesia del silenzio definirei la pittura 

di luigi rainone. la vita con tutti i drammi si è consumata, sono rimaste le cose, frammenti inanimati di un'esperienza che fu. testimoni inpassibili di una realtà che non vuole morire, ma restare, perpetuarsi, tracciare un percorso, intrecciare il filo della continuità.

E l'artista?

Muto ed impotente assiste al divenire della vita, al suo logorarsi, mai rassegnato però. Strappa alla morte brandelli illudendosi, così, che essi continuano a vivere non fa che rivelare, con drammatico contrasto, il trionfo della vita fittizia sulla morte reale.

Ma il messaggio è ambiguo, come la vita, per lui che ricrea, in nome della poesia e dell'arte, un mondo magico, di atmosfere sospese, dove ciò che è morto ritorna a  vivere ma conservando l'eterno gioco di realtà ed irrealtà, di vita e di morte.

La morte dell'uomo, la vita, la sopravvivenza delle cose, che di per sé, comunque, non possono essere vive e vere, perchè ricevono verità e vita quando si intrecciano con l'esistenza dell'uomo. Esse, sole, diventano testimonianza della morte dell'uomo.

Così si passa di ambiguità in ambiguità.

 

Cancello a Bellavista

Chiara è la simbologia del cancello: il cancello chiude, il cancello separa il mondo dell'"io" dall'"altro".

E' questo senso di carcerazione, di chiusura, di estraneamento uno dei "leitmotiv" della poetica dell'artista che sente però, profondamente, un'ansia di evasione. Perciò il cancello è frantumato, si staglia su uno spazio indefinito ed infinito, intensamente azzurro, venato da squarci biancheggianti, come nuvole che leggere vanno, e da striature rossastre: forse un ultimo raggio di sole?

 

Interno disabitato

si è consumata una vita o forse più vite dentro quelle mura ora chiuse, in quello spazio serrato, crepe, screpolature, striature nell'intonaco sono segni del tempo e della vita, che hanno lasciato tracce indelebili e che, ad uno squardo indifferente, non comunicano altro che rovina. ma l'artista è l'appassionato archeologo che va cercando le antiche vestigia e, attraverso pur minuscoli frammenti, vuole ricostruieìre una storia, una vita, sottrarla all'oblio, ridarle un'esistenza, sia pure quella fittizia dell'arte e dell'immaginazione.

perchè il nulla della morte è meno nulla se qualcuno può perpetuare il nostro passaggio.

e' il senso di vuoto e di silenzio di ambienti disadorni che stimola l'artista a riempire quegli spazi della sua tristezza e del suo - iname? - sforzo di sottrarli all'oblio.

nulla deve passare senza lasciare traccia.

l'artista registra il tempo: inconsciamente, ma soprattutto vuole sottrarre la vita al tempo. il tempo ha inciso le cose, vi ha lasciato una traccia  (sono le screpolature sui muri, è la ruggine sugli oggetti). ma questo tempo, che è la misura della vita e con cui la vita stessa si confonde, impedisce all'uomo di " essere eternamente".

perciò l'artista vuole riscattare la vita dal tempo, sottrarla al suo fluire, consapevole che "si vive veramente quando si trasmette qualcosa".

riscattare però dall'oblio l'esperienza di essere sconosciuti è anche dimostrare di sentire come "assoluta esigenza" il biogno di sottrarsi, personalmente, al mondo della relatività.

l'artista sente profondamente il senso della relatività del tempo e della vita; davanti agli oggetti abbandonati, agli ambienti vuoti viene preso da una sorta di angoscia e di sconforto che fa scattare improvvisa la ribellione - o una folle speranza? Ecco quindi che negli spazi chiusi, simbolo di reclusione e di immobilità, si apre un varco da cui entra impetuosa la vita o in forma di onda marina travolgente o di una folata di vento parvida di foglie, che simboleggianola fioritura e la forza rigeneratrice della pianta.

e' in questo segreto, titanico bisogno di essere che si manifesta l'intensa passione dell'artista.

 

rosanna bove pugliese