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Personale
di Luigi Rainone CALITRI
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Organizzata dall’Associazione Pro-Loco, patrocinata
dall’ssessorato alla Cultura della Regione campania e dal Comune di
Calitri, curata da Piero Adorno (docente all’Università di Firenze, tra
i più insigni storici dell’arte), nella cinquecentesca chiesa
dell’Annunziata è ospite dal 7 al 29 dicembre la personale di pittura
di Luigi Rainone.
La Mostra
accoglie alcuni dei dipinti più significativi del periodo 1987 – 1991.
L’Artista, nato a Calitri nel 1949, annovera nel suo curriculum
la partecipazione alla decima Quadriennale d’Arte di Roma, nel 1975, con
tre opere in bianco e nero, crude come il duro realismo delle immagini dei
telegiornali del tempo. Frequentatore di alcune delle più importanti
capitali europee, conoscitore della storia dell’arte e acuto osservatore
dei movimenti artistici contemporanei, Rainone non si è lasciato irretire
da correnti, meno ancora da fugaci mode. È quanto afferma Piero Adorno
nella presentazione che ne fa: «Nel vasto ed articolato contesto
dell’arte contemporanea, …, Luigi Rainone occupa una posizione
personale e indipendente».
Ovviamente ciò non significa che sia fuori dai grandi temi del
pensiero contemporaneo. Affascinato dagli sviluppi delle filosofie
esistenzialiste, Rainone ama Allen Ginsberg. Le sue opere, quasi tutte di
grandi dimensioni, sembrano tendere all’informale. Il linguaggio, prò
è figurativo; in esso, come continua a scrivere Adorno, si riscontra un
rapporto con l’iperrealismo nella ricerca del «vero più vero del vero»
al punto da raggiungere l’astrazione. La pittura di Rainone impressione
fortemente, ma non allucina.
L’artista fa vedere la realtà, ma, nella sua minuziosa analisi,
non si abbandona a una visionaria interpretazione. Anche se alcune opere
hanno espliciti rifermenti onirici, c’è sempre, in ogni tela,
un’incisiva evocazione delle «cose» che, raccolte dai sensi e
custodite dalla memoria, forniscono una penetrante testimonianza della
condizione umana. Gli oggetti dipinti sono «cose passate» che mostrano
le grinze del loro passire: sono muri scrostati, pavimenti scheggiati,
metalli ossidati, oggetti veduti ed usati …ricordi sognati. Ogni
frammento di vita è posto a giacere sulla tela, è allineato con altri
come segno aspro e sottile colto in un suo particolare momento. Nelle
opere aleggia la quiete, un infinito silenzio. Eppure, in tanta apparente
immobilità, si avverte come lo spasmo di una contrattura, una velata
tristezza, una assorta malinconia, una sorta di nostalgia di altro. Sono
le «cose» che, consumando dall’essere al nulla, vibrano incessanti
fremiti di morte che ha passione di vita. A.
N. da «Il Mattino» di Napoli, 10 dicembre 1991 |